flusso della coscienza (privo di freni inibitori)

10/01/2007

Violenza carnale del marito: c'è voluta la Cassazione...

Questa volta non ma la prendo con la suprema corte e con i suoi ermellini, ma con la barbarie tipica del mio paese. La sentenza n. 35408 del 25 settembre 2007 ha decretato che un uomo che costringe una donna ad un rapporto sessuale commette un reato, anche se tra i due esista un rapporto coniugale o para-coniugale. Benché tautologica, questo pronunciamento farebbe onore al giudice che l'ha emesso, se solo non arrivasse fuori tempo massimo. Ripercorriamo dunque la vicenda sulla quale la Cassazione è stata chiamata ad emettere il suo giudizio: storia triste e penosa di una donna del sud con un passato di violenze, costretta a subire pugni, calci ed abusi sessuali anche dal marito, che maltratta anche il figlioletto; sei anni di questo calvario, e poi, due anni dopo la separazione, il gentiluomo trascina la poveretta in Calabria, presso la casa del cognato, dove, forse in ricordo dei bei tempi andati, la stupra di nuovo. Scatta, finalmente, la denuncia penale. In un paese normale, una volta provati i fatti, quest'uomo sarebbe stato velocemente condannato e avrebbe passato un periodo in carcere a riflettere su sé stesso e sul suo uccello... Ma siamo in Italia, per cui un avvocato può sostenere liberamente che tra moglie e marito esista in ogni caso un "consenso putativo" al rapporto sessuale, in grado di mitigare, quando non di lavare via la violenza - e nessuno ha riso. Anzi: ci sono voluti tutti i gradi di giudizio per confermare che uno stupro è uno stupro e che le relazioni giuridiche o di fatto in essere tra vittima e carnefice non cambiano di una virgola l'orrore del fatto e che non esiste per la legge italiana il diritto al sesso, nemmeno tra coniugi o conviventi. 6 anni per scoprire l'acqua calda. Ma forse stupirsi ed indignarsi è fuori luogo. Una misura dell'arretratezza culturale in cui si dibatte l'Italia si ricava dal fatto che, ho appreso da un forum, c'è voluta una legge del 1996 (la 66 del 15/02/1996) per stabilire che lo stupro non è un delitto contro la morale e contro il buon costume (pubblici) ma contro la persona. Per avere un'idea di quello che accade altrove, negli Stati Uniti, nel lontano 1975 lo stato del Sud Dakota ha per la prima volta stabilito che la relazione coniugale non costituisce impedimento per agire legalmente contro lo stupratore che violenta la moglie (o la ex moglie, o la moglie da cui è separato); già dal 1993, questo principio vale per tutti gli stati dell'Unione, anche se, a quanto si legge qui, in ben 33 Stati sono previste attenuanti in caso di "spousal rape".

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9/29/2007

Così finisce la proprietà privata

Grazie al mirabile attivismo della Cassazione, non corriamo certo il pericolo di annoiarci leggendo le notizie, né di provare un minimo di rispetto per la giustizia italiana. I "supremi giudici" hanno sostenuto che l'occupazione di una casa da parte di una persona indigente non costituisce reato. Anche se siamo ormai assuefatti, lo scriviamo, chiaro e tondo: questa sentenza, al pari di molti altri parti della mente degli "ermellini", è folle, iniqua e pericolosissima.
Folle perché costituisce una violazione del principio di proprietà privata, alla base del nostro modello di società: mi spiace, ma purtroppo ha ragione la destra quando sostiene che questi pronunciamenti sono la premessa di una rivoluzione comunista (ma non c'è da preoccuparsi: gli Italiani non sono gente seria). So già che c'è qualche anima candida pronta a replicare che il caso da cui è scaturita la sentenza riguarda una casa popolare. Vero, ma mettiamoci nei panni di una persona che, avendo diritto all'alloggio del comune ed avendone fatto regolare richiesta, ed avendo magari atteso anni prima di vedersela assegnata, si accorga che la signora che ha montato su tutto questo casino non solo ha fatto prima di lui, occupando la casa che gli spetta, ma che addirittura il comportamento illegale e prevaricatore della squatter ha l'avallo della più importante corte italiana, pronta a chiudere tutti e due gli occhi sulla vicenda: se voi foste quella persona, la repubblica italiana non vi farebbe vomitare? Pericolosissima: una simile decisione, presa in una sede almeno formalmente così importante e prestigiosa, non costituisce un formidabile incentivo per tutti gli i figli di papà dei centri sociali, che a questo punto avranno ancora meno remore di prima ad okkupare ogni struttura che possa interessar loro, ben sapendo che, è chiaro ormai, il rigore della legge ormai si concentra solo sui cittadini per bene?

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9/27/2007

Intercettazioni: D'Alema salvato da un cavillo

Un'interpretazione di comodo della legge Boato è riuscita ad evitare che le intercettazioni delle telefonate tra D'Alema e Consorte vengano acquisite dal GIP Clementina Forleo.
A suggerirlo, il professor Piero Alberto Capotosti, che ritiene iscutibile l'intepretazione data dalla Giunta, secondo cui l'autorizzazione all'uso delle intercettazioni deve essere rivolta al Parlamento Europeo (D'Alema era infatti eurodeputato al tempo dei fatti contestati a Consorte). Poiché la legge Boato si riferisce ad un articolo della Costituzione, infatti, non può che alludere ad uno dei due rami del Parlamento italiano. Poiché Massimo D'Alema era, dal punto di vista delle guarentigie costituzionali, un semplice cittadino, non solo il Parlamento Europeo non c'entra niente, ma non sarebbe nemmeno necessario il passaggio presso la giunta per poter validamente usare le intercettazioni nel procedimento. Tradotto, né i giudici, gli Italiani non hanno il diritto di sapere che cosa si dicessero l'attuale Ministro degli Esteri e il bravo manager rosso, che, grazie all'indulto varato dal Parlamento, è riuscito a passarla liscia nonostante il suo notevole curriculum (aggiotaggio, manipolazione del mercato, ostacolo alle autorità di vigilanza, associazione a delinquere, appropriazione indebita, ricettazione).

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9/26/2007

Due belle spallate ad una legge di merda voluta dai preti

Stamattina su Viva Voce (Radio 24) ho avuto il piacere di sentire Carlo Flamigni, che mi è sembrato una bella persona, piena di sapere, saggezza, buonsenso e vis polemica. Ma l'ho pagata cara, perché mi è stata anche inflitta Assuntina Morresi, oscura docente di chimica presso l'università di Perugia, un essere la cui povertà spirituale è pari solo alla cieca idiozia del suo dogmatismo.
Nel corso della trasmissione, Flamigni si è scandalizzato per il livello imbarazzante delle argomentazioni della Morresi, tanto strampalate quanto arroganti e prive della benché minima sensibilità ed intelligenza. Ma chi è costei (che, ci crediate o no, è membro del comitato di bioetica per meriti di tessera politica e di incenso) questa donnetta genuflessa e legnosa che si permette di giudicare le vite degli altri? Con quale coraggio mette sullo stesso piano una persona segnata da una grave malattia genetica (la talassemia) ed un embrione che ha una possibilità su quattro di dare vita ad un bambino malato? Oggi la scienza ci consentirebbe di verificare se questo embrione sia a rischio e quindi evitare di giocare con la roulette del caso impiantandolo. Ma Assuntina scuote la testa: ha deciso che quell'embrione, che forse non è sano, è però certamente santo e che, dato che è stato creato, verrà messo al caldo nell'utero di una donna, costi quel che costi. Tanto l'utero è quello di un'altra. Ma se toccasse a lei la scelta di intraprendere una gravidanza installando nel suo corpo un embrione che ha il 25% delle probabilità di trasformarsi in un bambino che soffrirà tutta la sua vita e che forse non diventerà grande, lo farebbe? Secondo me, no. Ma supponiamo che la buona cristiana decida di vivere in coerenza con i suoi (esecrabili) "principi" (che io non esito a chiamare disvalori) e decida dunque farsi impiantare l'embrione a rischio (anzi gli embrioni a rischio, come prevede la legge): sarebbe una scelta personale, legittima benché folle. Ma la Morresi vuole costringere tutte le coppie d'Italia e fare la stessa cosa, e per giunta pretende anche che siano contente. In fondo, argomenta dottamente, quel capolavoro di legge non è fatta per "scegliere" i figli, ma per "farli nascere": deve essere per questo che dopo l'approvazione e il deprimente esito della consultazione referendaria centinaia di coppie vanno in Spagna o in Turchia (!) a sottoporsi alla fecondazione artificiale che in questo Paese non è più legale. Ma ci sono buone notizie: alla Morresi e ai preti che essa rappresenta così bene tapperà la bocca l'offensiva giuridica messa in atto dalle coppie, che sta attaccando, con un successo che non mi aspettavo, due punti chiave di quella porcheria di legge scritta sotto dettatura del vaticano (la 40/2004). Il giudice Maria Grazia Cabitza del tribunale di Cagliari ha obbligato i medici a procedere alla diagnosi preimpianto di un embrione creato dalle cellula uovo di una portatrice sana di talassemia. Secondo la Cabitza, la legge 40 non vieta esplicitamente questa pratica - al massimo sarebbero le sue disposizioni attuative ad essere più chiaramente contrarie a questa pratica. Inoltre vietare la diagnosi preimpianto riserverebbe alla futura mamma che concepisce naturalmente un trattamento più vantaggioso rispetto ad quello che tocca ad una donna costretta a ricorrere alla fecondazione in vitro, violando così la Costituzione. Così cade una prima pietra angolare della legge 40: la diagnosi preimpianto non è vietata! Evviva. Un'altra follia della legge 40 era l'obbligo di creare un massimo di tre embrioni alla volta e di impiantarli tutti. Questa bella idea è molto dannosa per la donna (costretta a sottoporsi a vari cicli di stimolazione ovarica in caso di insuccesso) e per il nascituro (l'impianto di tre embrioni rischia di dar luogo a gravidanze plurigemellari con rischi di aborto prematuro e di malformazioni). Ora, il regolamento attuativo (che forse è stato scritto da gente meno cretina di chi ha partorito la legge 40) prevede che non si possa obbligare la donna all'impianto forzoso dei tre embrioni: questa scelta di buonsenso ha buttato giù un altro pezzo importante della legge: molte coppie infatti oggi diffidano i ginecologi ad impiantare tutti e tre gli embrioni e la cosa più bella è che la Morresi non può farci niente. In conclusione, questa legge demenziale sta crollando sotto il suo stesso peso e quando qualche persona di buon senso la butterà definitivamente nel cesso della storia sarà già del tutto inapplicata.

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9/23/2007

Casini e il principio di non contraddizione

Era un po' di tempo che non si sentiva più Casini; a me per esempio è mancato molto. Per fortuna, però nel corso dell'udienza che Ratzinger ha concesso all'internazionale democratica di centro e democratico cristiana (Idc), guidata dal leader dell'Udc (ricordiamolo, divorziato e risposato con la piacente e potente fanciulla con la quale è qui immortalato) egli ha pronunciato le seguenti, immortali parole, che, ci scommetto, daranno da fare ai filosofi più che agli inutili e biliosi criticoni come chi scrive:
"La laicita' delle Istituzioni pubbliche non puo' sopprimere l'innato bisogno di religiosita' dell'essere umano: non c'e' sana laicita' senza Dio e la religione". La relazione tra istituzioni pubbliche e bisogni psicologici ed esistenziali è un vero rebus; un po' come dire, non so, la meravigliosa armonia di un culo femminile ben fatto non può arrestare il desiderio di ogni uomo di perseguire la felicità. Che cosa sarà, poi, una sana laicità? Ci può essere anche una laicità insana, perversa? E poi, "non c'è laicità (...) senza Dio (...)": quale oscuro, ma, ci scommetto, geniale pensiero si cela dietro questo criptico ossimoro? Forse vuol dire che in Italia perfino chi è laico deve genuflettersi ai preti? Oppure semplicemente che da un lato c'è la religione e dall'altra parte la laicità (tautologico). O forse che sono Dio e la religione a creare laicità? E poi, quale religione? Io credo ci sia religiosità anche senza Dio e soprattutto senza religione. Da credente in tutt'altro.

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Chi di legalità ferisce, di legalità - non - perisce

Le notizie delle ultime settimane confermano l'atteggiamento quantomeno disinvolto del governo di centrosinistra ha nei confronti di un tema molto sbandierato in campagna elettorale. Al punto che è davvero difficile trovare elementi di discontinuità rispetto alla ex maggioranza di centrodestra in questa materia così delicata. La sinistra che quando Berlusconi o uno dei suoi ne facevano (o ne progettavano) una particolarmente grossa, si stracciava le vesti e lanciava allarmi per presunti attentati alla democrazia, quando viene pizzicata con il proverbiale sorcio in bocca, tace, oppure biascica una serie di giustificazioni puerili ed inconsistenti. E' pertanto legittimo il sospetto che il rigore precedentemente dimostrato (e preso sul serio da un gran numero di Italiani perbene) non fosse altro che moralismo. Ma passiamo ai fatti.
Uno: un Vice Ministro rimuove un alto ufficiale della Guardia di Finanza, capo degli uomini che indagano sulla deprecabile vicenda della scalata Unipol alla BNL (aggiotaggio, turbative di mercato, insider trading, eccetera). Si apre a suo carico un procedimento giudiziario per minacce e tentato abuso d'ufficio, velocemente archiviato dalla Procura di Roma con la suggestiva spiegazione che che la condotta di Visco è illecita ma non illegale: insomma ha sbagliato, ma non ha commesso reati. La condanna politica mi pare talmente cristallina che in un paese meno derelitto e narcotizzato le sue dimissioni sarebbero state date per scontate. Due. Premesso che la vicenda Unipol - BNL puzza e che, se si vuole essere onesti, non si può dire ogni male dei "furbetti del quartierino" e pensare allo stesso tempo che Fassino, D'Alema e La Torre (più o meno indirettamente in combutta con loro) siano semplici tifosi, l'autorizzazione all'acquisizione agli atti delle intercettazioni telefoniche che coinvolgono i membri del Parlamento è finalmente scongiurata, con gran sollievo per i vertici DS. Infatti su quelle che avevano ad oggetto le conversazioni di D'Alema con quel gentiluomo di Consorte, e che promettevano di esser le più succulente data la pregressa esperienza in finanza (MPS, Telecom Italia) di Baffino, grazie ad un cavillo, il Parlamento non deve mettere bocca (lo farà, con esiti prevedibilmente negativi, il parlamento europeo). Anche qui, salvezza giudiziaria, reputazione in frantumi. Tre. Il "ministro" Mastella ha chiesto al CSM di procedere al trasferimento per motivi disciplinari dei PM di Catanzaro De Magistris e Lombardi, colpevoli (soprattutto il primo, pare) di aver messo mano ad alcune inchieste che coinvolgono tra gli altri alcuni giudici calabresi e, pare, lo stesso Mastella e perfino Prodi. Su questo tema l'unica voce che si sente è quella dei deputati radicali, che forniscono anche una valida interpretazione di ciò che si muove dietro le quinte. Insomma, un Vice Ministro - bullo impunito, un importante DS che se la cava per il rotto della cuffia, ed infine, caso unico nella storia della Repubblica, un Ministro che rimuove un magistrato che indaga su di lui: non c'è male, per gente che prometteva a gran voce legalità ad un popolo che ha fatto il solo errore di crederle.

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9/18/2007

Repubblica fondata sul lavoro

Il cartello qui riprodotto appare presso gli sportelli amministrativi dell'Ospedale San Giacomo di Roma. Si tratta del luogo dove decine di persone, in alcuni casi non proprio in grande forma fisica, attendono pazientemente il loro turno per presentarsi allo sportello e poter così prenotare o pagare la propria visita. Prima dell'estate ci sono passato diverse volte, e mi è capitato di vedere, con la sala d'attesa satura di vecchietti catarrosi e donne incinte al decimo mese, una delle "gentili" impiegate (vi raccomando una carina, odiosissima) tirare la veneziana sul vetro interrompendo il servizio senza ragione apparente - non a caso, copie dell'impagabile avviso fanno bella mostra di sé davanti ad ognuno dei cinque sportelli, onde evitare noiose spiegazioni agli esasperati fruitori del servizio pubblico che si vedano sbattere la serranda sul muso dopo una lunga attesa, mentre il viziatissimo dipendente pubblico (cui il governo ha recentemente garantito un aumento di stipendio) tenta di riprendersi davanti a una fumante tazza di cappuccino da due massacranti ore di lavoro al videoterminale.
Ma facciamo due conti: se ogni due ore la zelante applicazione della normativa sulla sicurezza (che a occhio mi pare sia largamente disapplicata nei cantieri, dove il lavoro tende ad essere leggermente più duro e pericoloso che nell'amministrazione di un ospedale) prevede una pausa di 15 minuti, vuol dire che ogni giorno il terminalista deve fruire (per non correre gravissimi rischi per la sua salute) di mezz'ora complessiva di pausa. Se, come sono incline a ritenere, la mezz'ora non viene recuperata a fine giornata, i delicati terminalisti del pubblico, danneggiano due volte i cittadini che li pagano, con il disservizio e con un taglio ingiustificato delle ore lavorate.

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9/17/2007

Cronache da Fantaitalia: licenziata per aver "denigrato" l'azienda

Non so, io sono pure animalista, ma ogni volta che mi tocca sentire una cazzata pronunciata dagli "ermellini", mi viene il sangue agli occhi. In questo blog si è già dato spazio alla demenziale sentenza secondo la quale l'uso del telefono aziendale per mandare qualche SMS privato costituirebbe un vulnus talmente grave al rapporto di fiduciario tra datore di lavoro e dipendente da giustificare la rescissione unilaterale del contratto da parte del primo; oggi è la volta della sentenza n. 19232 del 14 settembre 2007, con la quale i "supremi giudici" sostengono che perfino il "parlare male" dell'azienda per la quale si lavora può costituire una giusta causa per licenziare il dipendente contestatore. Il principio in sé è odioso, perché a mio avviso è mirato all'intimidazione preconcetta ed indiscriminata di ogni e qualunque forma di dissenso all'interno di un'organizzazione: è vero, non sempre le critiche che si sentono negli uffici rispondono esattamente alla realtà dei fatti (chi mi conosce pensi alle mie) ma è pur vero che il dissenso argomentato ed espresso civilmente di una persona capace (e pertanto utile) può essere essenziale per l'identificazione e la risoluzione di problemi e quindi per il miglioramento del processo produttivo e della società in generale. Se cerchiamo in qualche modo di scendere dalle vette siderali dove risiedono i cervelli atrofizzati dei nostri giudici di cassazione al caso specifico che ha scatenato l'ennesimo sentenza-monstre, scopriamo che all'infermiera licenziata sono state contestate "espressioni offensive sulla capacità e sulla professionalità del personale" e "la divulgazione di addebiti contenuti in una lettera di contestazione relativi al ritrovamento di prodotti scaduti presso il blocco operatorio". Tradotto in italiano, la poveretta aveva probabilmente dato dell'incompetente ad un collega che (per dire) somministrava ai pazienti farmaci errati e potenzialmente letali, e si è spinta a dare rilevanza formale (una nota scritta) ad eventi gravi e anche qui estremamente pericolosi (presenza di medicamenti scaduti in sala operatoria). Insomma (ammettendo che le lamentele dell'infermiera rispondessero a verità) fare il proprio dovere nei confronti del datore di lavoro e dell'umanità può essere un'attività censurabile e costituire giusta causa di licenziamento. Tanto più che la "suprema" corte non entra nel merito della verità o meno delle contestazioni della dipendente, ma si limita a soppesarne il valore negativo in termini di immagine; in altre parole, la sentenza ci dice che, se scopriamo che la nostra azienda vende armi di nascosto ai bambini soldato, dobbiamo stare zitti e non dirlo a nessuno (neanche internamente) perché potremmo lederne l'immagine! Insomma, può succedere di tutto, basta che non si sappia in giro, anzi basta che chi lo sa se lo tenga per sé. Grazie, "supremi giudici" per aiutarmi a credere in questo paese.

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Ancora sulle idiozie di Pecoraro Scanio

Appendice alla triste vicenda di un ministro che alla conferenza sui cambiamenti climatici, indetta dal suo stesso gabinetto, si rende responsabile di (almeno) uno sfondone talmente clamoroso da certificare al mondo intero che non ha la minima idea di quello che dice e che pertanto non ha nessun titolo per a) dirigere un partito ambientalista; b) svolgere l'incarico di Ministro dell'Ambiente. In un'intervista telefonica resa stamattina a Radio 24, il prof. Gianni Mattioli, (ex?) compagno di partito di Pecoraro Scanio, lo difende: nel suo intervento alla conferenza il Presidente dei Verdi avrebbe infatti sostenuto che è la velocità del cambiamento climatico in Italia ad essere quattro volte superiore alla media mondiale e non l'aumento della temperatura rilevata... In una successiva dichiarazione di oggi, Pecoraro Scanio sposa questa tesi e, come ogni buon italiano, butta la colpa addosso ai giornali (quelli in malafede, s'intende) che lo hanno travisato: ma le sue patetiche bugie hanno le gambe corte. Basta infatti collegarsi su YouTube, dove il segmento incriminato del suo memorabile intervento è stato registrato, per verificare le sue esatte parole: "La temperatura in Italia è aumentata di quattro volte più che nel resto del mondo [pausa pensosa]: 1,4 gradi centigradi negli ultimi 50 anni mentre il mondo negli ultimi 100 anni è aumentato di 0,7 gradi". Anche a prescindere dal fatto che il dato sull'Italia nessuno sa da dove venga fuori, o si ammette che in Italia al riscaldamento facciano seguito fasi di raffreddamento, oppure parlare di velocità di riscaldamento e di riscaldamento tout-court a me pare la stessa cosa. Forse il nostro Paese, che ha sempre un qualche gap da recuperare, 50 anni fa era molto più freddo ad esempio della Francia; allora se non ci sono stati periodi di glaciazione intermedi, e se si ipotizza un andamento lineare del riscaldamento, l'unica conseguenza è che dovremmo la temperatura in Itala è aumentata di 2,8 gradi in un secolo fa: si ritorna dunque all'Immane Cazzata. Non vorrei che si pensasse che non mi piacciono i Verdi: al contrario. Solo, non sopporto di vedere quanto male si fanno da soli, e quanto gliene fa la pessima compagnia dei comunisti. Sigh!

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9/16/2007

Il rozzo intuito dei selvaggi leghisti

Correggetemi se sbaglio, e crocifiggetemi pure se la sparo troppo grossa. Umberto Bossi ha rallegrato la nostra estate con uno dei suoi celebri numeri atti a creare un po' di sano divertimento tra un massacro di fidanzata e l'altro: la rivolta fiscale. Nata già deboluccia (nessun atto seriamente illegale, solo disobbedienza civile) l'idea bossiana è stata definitivamente giubilata da Tremonti, che l'ha trasformata nell'invito a non giocare al Lotto e agli altri giochi in gestiti dal Governo. Chi ha dimestichezza con questo settore comprende che una simile iniziativa, se applicata seriamente, potrebbe veramente costituire una bella spina nel fianco del maniaco tassatore: pensiamo che la raccolta del Lotto vale oltre 6 miliardi di euro. Se non fosse che agli Italiani puoi chiedere tutto tranne di rinunciare ai loro vizietti - specialmente in un momento talmente triste dal punto di vista finanziario da far pensare al gioco come una delle opportunità più interessanti per "svoltare" la vita. Ora mi dicano lorsignori: qual è uno degli argomenti "caldi" del momento, se non la riduzione delle tasse? Per carità di popolo mi astengo qui dal notare che quando Berlusconi concluse il suo grottesco faccia-a-faccia (culo-a-culo) pre-elettorale con Prodi, galvanizzando le folle con il suo tono da piazzista: "Avete capito bene, toglieremo l'ICI dalla prima casa!". Ora, a parte che eliminare l'ICI dalla prima casa sarebbe solo una misura di buon senso, lorsignori mi ricordano di grazia di che cosa sta parlando il governo di centro-sinistra ora? Ma no? Di riduzione delle tasse, a cominciare dall'ICI... Ma se lo dice Prodi, allora.
Vogliamo parlare di sicurezza? La lega ha sempre parlato (sempre in modo rozzo, ammettiamo) di sicurezza. E adesso, ditemi un altro tema politico percepito (finalmente) come essenziale? Non è forse la sicurezza nelle città? Eppure ora non sono sindaci leghisti a chiedere poteri di polizia, ma insospettabili diessini di Bologna e di Firenze, fin qui fedelissimi alla linea "rompiamo i coglioni ai cittadini perbene e tolleriamo ogni cosa dagli stranieri, specie se clandestini e criminali". Pensate, perfino l'Uomo per Tutte le Stagioni di Roma si è dimostrato interessato, sia pure nel suo tipico modo paludato ed ipocrita con cui cerca di dire qualcosa di interessante su ogni argomento senza mai impegnarsi oltre le parole di circostanza. E ora veniamo all'estremismo islamico. Hanno fatto scalpore le parole in libertà di Calderoli, che ha usato uno spirito di grana grossa per manifestare la sua contrarietà alla costruzione di una mega-moschea a Bologna. Battute di pessimo gusto, umorismo grossolano da osteria padana, certamente, ma, se vogliamo essere laici, anche un modo per sollevare un problema autentico, che dovrebbe interessare tutti noi, a parte, si intende, le anime belle dell'estrema sinistra italiana, convinti (in buona fede?) che gli unici estremismi esistenti al mondo siano quelli occidentali. In paesi leggermente meno idioti e ideologizzati del nostro, come in Gran Bretagna, c'è un dibattito aperto sul fatto che le moschee possano trasformarsi in luoghi in cui si predica l'odio culturale e dove si possa arrivare a fare l'apologia del terrorismo anti-occidentale. E, udite udite, ne parla l'Observer (supplemento settimanale del Guardian) che certo non può essere considerato un giornale di destra. L'articolo cui mi riferisco è stato pubblicato a gennaio di quest'anno ed anticipa il contenuto di un programma di Channel Four nel quale un cronista infiltrato ha filmato per mesi i sermoni pronunciati all'interno di alcune moschee di Birmingham e di Londra: i risultati di questa inchiesta, che ognuno può vedere con i propri occhi qui per poi valutare, sono terrificanti anche se non sorprendenti: a prescindere dal fatto che molte moschee inglesi sono finanziate da ricchissime ONG saudite che predicano il più retrogrado ed assurdo catechismo wahabita, nel filmato si sentono imam predicare la necessità di costituire uno stato islamico, onorare gli assassini di un soldato britannico di religione islamica, dichiarare i principi occidentali e democratici "incompatibili" con la religione, vagheggiare un futuro in cui gli islamici finalmente domineranno i nemici cristiani ed ebrei, definire le donne "deficienti per natura a causa dei loro ormoni" e sostenere l'obbligo religioso di punire gli omosessuali. Molte moschee inglesi, inoltre, hanno una libreria interna nella quale è possibile acquistare DVD di predicatori che ne dicono di tutti i colori. Per concludere, se questo accade in Gran Bretagna, ci sono due considerazioni da fare: primo, potrebbe accadere anche da noi (se non sta già succedendo); secondo: come si può controllare democraticamente questo pericolo senza intaccare la libertà religiosa e altri principi democratici e liberali? Infiltrando agenti che parlino arabo nelle moschee? Non facendone aprire più? Il dibattito è aperto, e invitiamo anche gli estremisti di sinistra, purché aprano gli occhi. Insomma... questo lungo post solo per dire che la politica italiana è così nulla che ha bisogno di essere scossa dai leghisti. Sob!

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9/14/2007

A Pecoraro Scanio si è scaldato il cervello

Avendo bazzicato per un (breve quanto inconcludente) periodo nell'area politica verde, constatai l'estrema superficialità e la scarsissima preparazione tecnica del suo gruppo dirigente, che a me parve interessato più all'amministrazione opaca e squallida di equilibri di potere interni che alla costruzione di una vera alternativa politica per il Paese.
Il vero problema dei Verdi è quella potente nullità che risponde al nome di Alfonso Pecoraro Scanio, persona capace di spingere la sua arrogante spregiudicatezza fino al punto di "sistemare" in Parlamento il fratello Marco (ex calciatore ed attuale Vicepresidente della commissione Industria Commercio e Turismo). Forse Alfonso è abituato a sparare numeri a casaccio, ma nel suo intervento alla Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici, nel quale ha sostenuto che in Italia negli ultimi 50 anni la temperatura è cresciuta a velocità quadrupla rispetto al resto del mondo, ha proprio esagerato. Prima considerazione ovvia, quasi banale: ma un personaggio pubblico che si imbatte in un dato tanto clamoroso non sente alcun obbligo nei confronti del pubblico, delle cariche dello stato rappresentate alla manifestazione, dei giornalisti? Per esempio, quello di verificare la notizia, metterla alla prova, prima di spararla in faccia a tutti? D'altra parte mi rendo conto che il dato abnorme, e il conseguente clamore suscitato dalla sua diffusione, possono essere una tentazione troppo forte per chi bada più alle emozioni che alla verità; del resto non è necessario essere dei premi Nobel per capire che un'entità politica non può manifestare un comportamento fisico tanto differente dal resto del mondo: basta un pizzico di buonsenso. Per tornare alla clamorosa toppa, credo che essa sia stata in parte causata dalla confusione tra gradi Celsius e gradi Farheneit: infatti, leggendo qua e là su internet, ho scoperto che in 100 anni la terra si è scaldata di 0.74 gradi (centigradi). Attenzione, però, perché sul sito della NASA si dice che in ottanta anni il pianeta ha visto aumentare la sua temperatura di 0.8 C, che corrispondono a 1.4 F. Arguisco che l'incauto abbia trovato una qualche statistica sul riscaldamento dell'Italia (espressa in gradi Farheneit) e la abbia confrontata con un dato sul global warming in Celsius. Questo spiegherebbe un valore doppio, non quadruplo; a questo punto deve essere stato commesso un secondo errore, magari si è tentato di confrontare quanto accaduto in due periodi temporali diversi, uno di un secolo circa e uno di cinquanta anni - ma sono solo ipotesi. Quello che trovo sorprendente è che nessun giornalista abbia messo alla prova la balla del ministro e lo abbia svergognato. L'insipienza sensazionalista di un Pecoraro e il silenzio conformista di una stampa... pecorona fanno un pessimo servizio alla causa del riscaldamento globale, che avrebbe bisogno di persone serie e di dati solidi.

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9/11/2007

Perché l'indulto è stato un fallimento e come evitare un altro disastro

Siamo tutti emotivi e ancora di più lo siamo diventati dopo la totale débacle del provvedimento di clemenza approvato dal Parlamento a luglio 2006. In quell'occasione, come si sa, per far fronte all'emergenza del sistema carcerario italiano, sull'orlo del collasso, si prese la decisione (astrattamente giustificabile) di ridurre la popolazione carceraria di poco meno del 50%: essa infatti passò improvvisamente da 61.000 "inquilini" a circa 35.000. I risultati di questa misura di perdono sono sotto gli occhi di tutti: aumento esponenziale dei crimini e massimo livello di insicurezza percepita; a fare da corollario, il patetico tentativo della sinistra di inseguimento il malessere popolare - si tratta della stessa parte politica che, dopo aver ignorato per secoli le questioni ordine e sicurezza (valori che un ministro di estrema sinistra, sprezzante, non esita a definire "di destra" senza arrossire) ne fa improvvisamente il su o cavallo di battaglia (con tanto di proliferare di sindaci - sceriffi ed altre baggianate).
Dunque è comprensibile la nostra rabbia e la nostra indignazione di fronte all'ennesimo caso di amnistiato che massacra vecchiette e stupra indisturbato - cosa buona e giusta e per niente "di destra" (sempreché destra sia una parolaccia); ma allo stesso tempo affrontiamo il problema con un approccio nuovo: usando numeri e statistiche, non emozioni. Come fa l'articolo pubblicato da Mastrobuoni e Barbarino sul sito La Voce, che ci spiega che: 1. un effetto sicuro dell'indulto è stato il quasi raddoppio del numero delle rapine in banca (+47%; dato ABI) 2. ogni detenuto ci costa mediamente 70.000 euro l'anno, mentre il danno conseguente ai crimini commessi dalle persone che beneficiano della clemenza dello stato può essere stimato in 150.000 euro 3. pertanto, se da un lato è forse sciocco e superficiale mettere in croce l'indulto tout-court, dato che esso probabilmente ha impedito delle rivolte nelle carceri, il totale fallimento del provvedimento del 2006 è da ascrivere completamente alle modalità con cui esso è stato messo in atto. In altre parole, l'indulto è un male necessario, ma che va maneggiato con molta cura, prestando grande attenzione a chi si scarcera: come visto sub 2), gli errori (a parte il danno psicologico delle vittime) si pagano cari. A luglio 2006 più che la clemenza è andata in scena un "tana libera tutti" 4. ma come selezionare quei carcerati che hanno la minima probabilità di delinquere di nuovo una volta liberati? Gli autori suggeriscono un modello econometrico che, in base al sesso, all'età, e al tipo di crimine commesso in passato sia in grado di effettuare una stima sulla probabilità di recidiva. Un'idea semplice, qualcuno molto intelligente potrebbe anche dire perfino "semplicistica", ma che forse potrebbe aiutare ad uscire dignitosamente dall'empasse e magari anche a salvare qualche vecchietto o qualche donna dalle belve. Eh sì, perché, anche se forse non lo sapete, le carceri stanno ricominciando a riempirsi e presto sarà ora di svuotarle massivamente un'altra volta.

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9/06/2007

La cazzata del secolo: aborto selettivo ed eugenetica

Il fatto di cronaca è noto: una signora incinta di due gemelle, di cui una con gravi malformazioni, decide di procedere ad un aborto selettivo, interrompendo la gravidanza del feto malato e portando a termine l'altra. Poiché però i due feti sono morfologicamente indistinguibili, la dottoressa che deve fare l'intervento commette un errore ed interviene sul feto sano. Solo dopo due mesi dopo questo triste evento i giornali cominciano ad occuparsene, non credo per caso: piuttosto c'è qualcuno che ha interesse a tirare fuori una notizia ad alto impatto emotivo per poter mistificare a piacimento e sollevare un gran polverone utile solo ai propri biechi fini (leggasi depotenziamento della legge 194 e possibilmente inizio di un percorso di criminalizzazione dell'IVG). Si scatena un putiferio, con i soliti preti a stracciarsi le vesti e una serie di personaggi ad evocare quella parola in odore di nazismo che eccita tanto le masse: eugenetica.
Io penso invece che:
1) quello che è successo a Milano è la storia lancinante di un errore medico - spezza il cuore, ma non è opportuno vederci niente più di questo. Se mai, in maniera empirica e un po' fredda si può pensare a fare ricerca per evitare che simili situazioni possano riproporsi in futuro (da profano, mi viene da pensare ad un marker che possa aiutare ad identificare il feto da eliminare - non so se sia possibile); 2) il fatto che in una gravidanza gemellare caratterizzata da un feto sano e da uno malato (esempio della barbara e crudele bizzarria della natura che pure tanti idolatrano) sia comunque possibile intervenire per consentire al feto sano di diventare un bambino sano e felice secondo me dovrebbe scaldare i cuori di gioia, anziché far sollevare le sopracciglia; 3) chi si scaglia contro il presunto scandalo dell'aborto selettivo o è in malafede o è del tutto idiota. Cosa vorrebbero questi signori? In prima istanza vorrebbero disporre del corpo e delle vite di tutti gli italiani, possibilmente rendendo di nuovo illegale l'interruzione di gravidanza e costringendo le donne a viaggi della speranza in Inghilterra. Ma in seconda ipotesi, ad essere del tutto coerenti, avrebbero preteso che la signora di Milano volontariamente interrompesse entrambe le gravidanze - del tipo: o tutto o niente... Più o meno come sostenere che una coppia che ha interrotto una gravidanza dovrà farlo ogni volta che si presenti una nuova gravidanza; 4) comunque chi ha fatto scoppiare il caso voleva creare smarrimento e sgocciolare veleno nelle orecchie dei sempliciotti e dei bigotti, e magari portare dalla propria parte qualche tentennone... e ci è riuscito! Per giorni la parola eugenetica è stata freneticamente battuta dalle agenzie e rivomitata dalla carta stampata. Al punto che si sono presentati puntuali i prelati a battere cassa, e il Ministro più incompetente del mondo (sentire intervista a Radio 24 per credere) Livia Turco ne ha approfittato per cominciare a parlare senza perifrasi di revisione della legge 194 - tanto era quello l'obiettivo, inutile nascondersi dietro ad un dito 5) se poi si ritiene che non esista un diritto a nascere sani e il diritto di un genitore ad avere un bambino sano, nonché il dovere (o per lo meno la libera scelta) di fare il possibile per evitare ad altri ed a se stessi inutili e laceranti sofferenze fisiche e mentali, e che sia legittimo tacciare di nazismo chi (come il sottoscritto) la pensa diversamente, ebbene allora io mi autodenuncio, sono per l'eugenetica! 6) una cosa mi sono sempre chiesto: ma perché la Chiesa desidera tutta questa sofferenza? Perché pretenderebbe (ma nessuno se la fila anche tra i baciabanchi) che venissero al mondo tutti i bambini possibili, meglio se deformi, incapaci, non desiderati, odiati, figli della violenza, impossibilitati dal buon dio a correre pensare giocare e forse perfino amare? Perché? Per speculare sulla loro sofferenza con le preghiere che biascicano nel buio delle loro cripte buie e deserte e con le loro "opere" di bene che rendono tanti bei soldini esentasse.

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9/04/2007

Marè: adesso siamo tranquilli

Sulla stessa pagina del Corriere che ospita l'intervista a Stigliz, troviamo un trafiletto nel quale Mauro Marè, docente universitario e presidente del MEFOP (Sviluppo Mercato Fondi Pensione, una società nata con l'obiettivo di far decollare la previdenza complementare nel nostro Paese) viene intervistato sul possibile rischio di trasmissione del contagio "subprime" ai danni dei fondi pensione. Il professore rilascia le seguenti, incredibili, dichiarazioni:
"Sui fondi pensione starei tranquillo - STAREI? (...) la bufera finanziaria (...) non avrà ripercussioni sul TFR dei lavoratori italiani trasferito ai fondi. (...) MA SULLA BASE DI QUALI DATI STA PARLANDO? Se alla fine verrà fuori che alcuni fondi pensione americani, olandesi o inglesi che hanno investito in subprime, subiranno perdite, il Tesoro dovrà prenderne atto rivedendo la normativa sugli investimenti". MA VA? E SE SUCCEDE PRIMA AD UN FONDO ITALIANO? Già ho avuto modo di constatare l'elevata professionalità e la grande trasparenza con cui viene gestito il fondo COMETA (Metalmeccanici); ma le rassicurazioni di Marè mi convincono che ho fatto la cosa giusta: manco una lira alla previdenza integrativa!

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9/03/2007

Violentatore morsicato, violentatore perdonato

Ad agosto ho avuto parecchio tempo a disposizione per leggere anche le "brevi" sul giornale. Un passatempo meno peregrino di quanto si possa pensare a prima vista, e che può dare parecchie soddisfazioni. Apprendo così che, mentre un disoccupato meridionale, "beccato" a sbafare uno spuntino in un supermercato lombardo rischia venti anni di carcere, il cinquantaquattrenne violentatore possa vedersi revocati gli arresti domiciliari perché, a dispetto dei "gravi indizi di colpevolezza (...) circostanziati e probatoriamente supportati", il fatto che la povera vittima, costretta ad un rapporto orale, lo abbia morso nelle pubenda causandogli lesioni e vergogna, rende assai improbabile la reiterazione del fatto. Ancora un grazie sentito ai giudici italiani per averci confermato la certezza della pena e la serietà con cui viene gestito il potere giudiziario.

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Incendiario

Secondo un recente report di Human Rights First, una ONG americana, in Europa aumentano i crimini violenti nei confronti di minoranze (ebrei, islamici, omosessuali, persone di colore eccetera). Prima notazione interessante: i governi di Francia, Germania e Regno Unito monitorano sistematicamente l'evoluzione di questi tristi fenomeni, e sono quindi sono probabilmente ad un livello più avanzato per gestire il problema rispetto a paesi come l'Italia, nei quali non si ritiene opportuno neanche raccogliere dati statistici sulle violenze basate sulla discriminazione razziale, religiosa o sull'orientamento sessuale.
D'estate vado in vacanza a Bibione, un posto di mare vicino a Venezia, dove nel negozio di alimentari sotto casa è possibile acquistare oggetti interessanti come quello riprodotto nella foto qui accanto. Per la verità, ho lottato a lungo con la mia coscienza, dato che avrei voluto evitare di acquistare questo accendino per non alimentare il circuito perverso di chi li produce e li mette in circolazione. Tuttavia, essendo impossibile fotografare l'articolo senza farmi notare vista la presenza di numerose telecamere nell'esercizio, ho deciso di investire due euro perché la gente sappia quello che accade nel civile Veneto, che accoglie ospiti filonazisti. Inquietante il commento della padrona, che mi ha detto: "Sapessi come vanno via!".

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8/12/2007

L'assassino reitera, il giudice dorme tranquillo

Mi spiace dovermi occupare di cronaca, e soprattutto essere costretto a trarre da questo esercizio conclusioni amare, ma ormai sono numerosi gli elementi che mi conducono a pensare che: a) le leggi italiane sono assurde; b) alcuni magistrati, nella migliore delle ipotesi, sono membri di una casta autoreferenziale di inaudita arroganza; b) in carcere ci finiscono troppo poche delle persone che dovrebbero starci a lungo.
Luca Delfino, mandato libero per l'omicidio della sua prima fidanzata (sgozzata con un coccio di vetro) dopo pochi mesi ha tagliato la gola ad un'altra donna: un fatto sconcertante. Ma non meno disturbante è la reazione del Procuratore Capo di Genova, che, intervistato da un giornalista mentre si gode le meritate vacanze, così commenta: "C'erano sospetti anche forti, ma non bastano per un arresto" - la questura di Genova l'aveva chiesto, paventando un rischio di reiterazione. Se da un lato è difficile ipotizzare una reiterazione senza una prova definitiva di colpervolezza, è pur vero che, a dar retta ai giornali, l'uomo era l'unico indiziato per il primo delitto ed era stato immortalato da una telecamera assieme alla vittima poco prima della sua barbara uccisione.
Ma sono altre le frasi inquietanti: "dispiace molto per quello che è successo, ma noi abbiamo fatto le nostre valutazioni, che, nonostante i fatti [un uomo che ho mandato libero un anno fa abbia sgozzato un'altra innocente, questo tipo di fatti] non cambiano. Non è giusto ragionare ex-post." Caro giudice, dice cose che forse saranno ineccepibili per gli aficionados delle masturbazioni mentali del diritto, ma io, uomo della strada penso invece che una decisione errata è una decisione errata, specie se quello sbaglio ha prodotto un morto. Lei è un uomo che emette giudizi, e qualche volta ha la fortuna e qualche altra volta ha la sfortuna di verificare presto se sono stati corretti o no: conviene approfittare di questa opportunità, per quanto possa talora essere doloroso. Utile sarebbe stato forse scusarsi con la madre della vittima con qualche semplice parola. Ma no, il signor giudice non sbaglia mai, anche quando la realtà gli sbatte sul naso come un boomerang. A proposito di boomerang. anche per questo giudice ci sarà un automatismo di carriera? Pagherà mai?

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8/10/2007

Evviva i Culattoni!

Dopo le esternazioni di quel lobotomizzato di Gentilini, oggi sentiremo i Dead or Alive, Right Said Fred!, i Culture Club, i Bronski Beat e qualche pezzo dei Queen. Pezzi musicali contro pezzi di merda.

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8/03/2007

La coalizione dei traditori

Se la "riforma" delle pensioni del Governo Prodi ficca le mani nelle tasche dei giovani e dei meno garantiti, lo fa per due fini molto nobili: 1) mantenere l'irresponsabile "promessa" elettorale di "superare" la riforma Maroni; 2) garantire ad una minoranza di cittadini il privilegio di andare in pensione appena dopo la maggiore età. Attraverso una serie di innalzamenti di età minima distribuiti nel tempo, il lungimirante provvedimento si propone di ottenere lo stesso risultato che la riforma Maroni perseguiva innalzando bruscamente l'età pensionabile; una volta di più si tratta di posporre quelle misure che sarebbero state tardive anche se attuate dieci anni fa. Fin qui, siamo nell'ambito del solito marcio ed irresponsabile tatticismo politico italiano. Ma c'è di più: trasformare il cosiddetto "scalone" in una scala meno ripida non è per niente gratis, ma costa, a tutti noi, la bellezza di 10 miliardi di euro in dieci anni. Insomma, la "riforma" di sinistra ha lo stesso fine di quella "neoliberista" varata dal centro destra, solo che costa molto di più. Molto bene, anche perché il conto lo paghiamo tutti, ma a mangiare è solo una minoranza coccolata da governo, sindacati e sinistra. Qui arriva il capolavoro: da dove saltano fuori i soldi per coprire i maggiori costi? Spremere ancora gli Italiani che già pagano le tasse non si poteva; allora si è pensato di raschiare qualcosa dai contributi (i quali, dato che consentono di pagare le pensioni attuali e che saranno andati in fumo quando io andrò in pensione, per me sono tasse e non contributi). Da qui nasce il mito della "riforma a costo zero": la copertura, infatti, dovrebbe venire per circa la metà dall'aumento delle aliquote applicate ai parasubordinati, per un altro 40% circa dalla "razionalizzazione degli enti previdenziali", e per la parte rimanente dalla mancata adeguamento transitorio delle pensioni superiori a sette volte la minima. Questo vuol dire che: 1) lo stato ruba ai più precari per redistribuire ai più garantiti; 2) lo spreco del sistema previdenziale è tale che una sua riorganizzazione sarebbe in grado di farci risparmiare tra i 4 e i 5 miliardi di euro, che sarebbero più utilmente impiegati per aumentare le pensioni da 500 euro. Senza contare che, se per caso la magica ristrutturazione non dovesse portare a cassa le somme desiderate, il nostro governo ha pronto un "piano b": aumentare i contributi previdenziali per tutti! Altro che costo zero: sono sempre dindi che vengono fuori dal nostro portafoglio anche se la gentaglia del Palazzo è abituata a considerarla "roba sua". Tutta questa disinvolta operazione serve a consentire ad un piccolo gruppo rumoroso di andarsene in pensione, a partire da gennaio 2008, a 58 anni di età e 35 di contributi. Tanto per capire che tipo di errore disastroso stiamo commettendo, diamo uno sguardo ai requisiti previsti negli altri paesi europei: in Spagna ed Olanda si va in pensione a 65 anni, in Svezia, sono necessari anche 40 anni di contributi, in Germania ci si ritira a 63 anni, in Francia con 40 anni di contributi, in Svizzera a 65 anni più 44 anni di contributi (dati presi dall'articolo di Tito Boeri su La Stampa del 21 luglio 2007).

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7/31/2007

Pannella & Bonino: chiuse le porte al vento fresco

Lo sapevamo che sarebbe finita così, ma, per un attimo, ci abbiamo sperato, che dico, abbiamo voluto chiudere gli occhi e sognare. Sognare di un'Italia laica, libera, onesta, semplice, chiara, coraggiosa: un'Italia dove persone serie, preparate, coerenti, pulite, che hanno messo (letteralmente) la propria vita al servizio della bene comune, trasformato il denaro ottenuto onestamente in fatti politici, possono raccogliere il frutto delle proprie lotte distribuendo in cambio doni di libertà ad un popolo affranto, abbrutito, conformista, sonnacchioso e demoralizzato.
Sarebbe stata questa l'Italia nuova dove un Pannella e una Bonino avrebbero potuto magari non arrivare al vertice del nuovo partito "progressista" italiano, ma almeno avere la possibilità di candidarsi, una chance di sottoporre allo scrutinio della gente il tesoro di una militanza feconda, piena di amore e di creatività, di cervello e di cuore: qualcosa che ha più a che fare con l'esistenza che con l'agone politico. Animali strani, troppo diversi, considerati lebbrosi, corpi estranei in questa provincia del mondo che non vi ha mai meritati, questa Italietta da quattro soldi pronta a liquidare la nobiltà della storia radicale come una teoria di buffonate e provocazioni, mentre solo la malafede può consentire di dimenticare quali sono le facce che abbiamo visto in piazza quando si è trattato di laicità, democrazia, diritti civili, proibizionismo, pari opportunità, libertà economiche, libertà di ricerca, eutanasia, giustizia.

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